
In occasione della giornata mondiale dedicata al personale sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e del volontariato, il nostro obiettivo è condividere un’esperienza concreta: raccontare come la cultura del rischio possa incidere davvero nella pratica quotidiana, supportando i professionisti e migliorando la qualità delle cure.
Per farlo, abbiamo intervistato il Dott. Pierpaolo Trentin, Direttore delle Professioni Sanitarie della Casa di Cura Villa Berica, realtà del panorama sociosanitario veneto che ha intrapreso con Relyens un percorso strutturato di mappatura del rischio e formazione, coinvolgendo attivamente il personale sanitario.
È un’occasione per evidenziare come i momenti formativi dedicati alla gestione del rischio abbiano favorito il confronto su situazioni concrete della pratica quotidiana, contribuendo a individuare aree di miglioramento e a consolidare la cultura del rischio nella struttura.
La responsabilità oggi è condivisa: questo cambia il modo di gestire il rischio
Dottor Trentin, come sta cambiando il personale sanitario e cosa significa oggi valorizzarlo?
“Negli ultimi anni le professioni sanitarie hanno vissuto una profonda evoluzione. L’introduzione dell’operatore sociosanitario e dell’operatore sociosanitario specializzato ha ridefinito la distribuzione delle attività assistenziali, promuovendo una condivisione delle responsabilità tra le diverse figure professionali.”
Come sottolinea Trentin, non si tratta di trasferire responsabilità da un professionista all’altro, ma di renderle condivise e integrate, con un impatto diretto sulla gestione del rischio clinico.
“Ogni professionista è oggi più consapevole della propria responsabilità nella prevenzione degli eventi avversi: pensiamo, ad esempio, alla prevenzione delle cadute. Dal controllo dell’ambiente alla verifica delle condizioni del paziente, molte azioni richiedono la partecipazione e la responsabilità condivisa di più livelli professionali.”
Buono a sapersi
In questo senso, la cultura del rischio non è un concetto astratto, ma una pratica quotidiana, che si concretizza in attenzione diffusa, collaborazione e responsabilità condivisa.
Dalla teoria alla pratica: quando un evento diventa occasione di crescita
Può raccontarci un esempio concreto in cui la cultura del rischio ha fatto la differenza?
Nel 2023, all’interno di Villa Berica, si è verificato un evento sentinella: una caduta accidentale con frattura del femore.
“Abbiamo attivato immediatamente un SEA (Significant Event Audit), coinvolgendo tutto il personale interessato. Non ci siamo limitati ad analizzare l’errore, ma abbiamo esaminato ambiente, competenze e processi organizzativi.”
L’analisi ha portato a interventi concreti:
- valutazione del rischio ambientale tramite Check-list strutturata;
- aggiornamento delle linee guida aziendali, allineandole alla Linee di indirizzo per la prevenzione e la gestione delle cadute del paziente – Regione Veneto 02/03/2020;
- potenziamento del sistema di valutazione del rischio cadute e della tracciabilità della pianificazione/attuazione degli interventi educativi ed assistenziali specifici per area di rischio.
“Da un evento avverso è nato un miglioramento strutturato.”
Buono a sapersi
È proprio questo passaggio, dall’evento alla revisione sistemica, che rappresenta il cuore della cultura del rischio.
Il ruolo della formazione: partire dai casi reali
Nel percorso intrapreso dalla struttura, anche i momenti formativi hanno avuto un ruolo rilevante. I percorsi realizzati con Relyens hanno affiancato l’attività di mappatura del rischio, offrendo spazi di confronto sui casi concreti affrontati quotidianamente dal personale sanitario.
Dottor Trentin, cosa hanno rappresentato questi momenti per il personale sanitario?
“Hanno rappresentato un’occasione di riflessione concreta. Non si è trattato di formazione teorica, ma di analisi di situazioni che viviamo quotidianamente. Questo ha permesso ai professionisti di esprimere criticità, proporre soluzioni e sentirsi parte attiva del miglioramento.”
L’ascolto attivo diventa così uno strumento organizzativo.
Durante i percorsi, i professionisti hanno potuto:
- condividere esperienze operative;
- discutere eventi o quasi-eventi;
- individuare possibili ambiti di miglioramento nei processi.
Un approccio che rafforza la cultura del rischio perché trasforma la formazione in uno spazio sicuro di dialogo, non giudicante, orientato alla prevenzione.
Segnalare non è accusare: è prendersi cura dell’organizzazione
Un altro aspetto centrale riguarda la segnalazione degli eventi.
“Se vent’anni fa la segnalazione poteva essere percepita come punitiva, oggi è vista come uno strumento di supporto”, spiega Trentin.
Le segnalazioni arrivano da diverse figure: infermieri, operatori sociosanitari, tecnici di laboratorio, tecnici di radiologia. Questo dimostra che la cultura del rischio si è diffusa in modo trasversale.
Il passo successivo? Rafforzare il feedback.
“Chi segnala deve sapere che la propria segnalazione ha prodotto un cambiamento concreto. Questo consolida la motivazione e la partecipazione.”
Perché ne parliamo nella Giornata mondiale del personale sanitario
La giornata mondiale dedicata al personale sanitario è un momento di riconoscimento, ma anche di riflessione.
L’esperienza di Villa Berica mostra che sostenere il personale sanitario significa creare condizioni organizzative che favoriscano:
- formazione continua;
- condivisione delle responsabilità;
- analisi strutturata degli eventi;
- mappatura del rischio come strumento di prevenzione.
Buono a sapersi
Per Relyens, accompagnare strutture del settore sociosanitario in questo percorso significa contribuire a costruire organizzazioni più resilienti, in cui la gestione del rischio clinico non è solo adempimento normativo, ma leva concreta di tutela e valorizzazione dei professionisti.
Perché prendersi cura del rischio significa, prima di tutto, prendersi cura delle persone che ogni giorno si prendono cura degli altri.



