
Dal gennaio 2025, Relyens ha scelto di dare vita a un Comitato Scientifico composto da esperti e ricercatori internazionali in materia di rischi e da rappresentanti della governance del Gruppo, tra cui Dominique Godet, Direttore Generale di Relyens.
L’obiettivo del Comitato è riflettere in modo scientifico sul futuro del settore sanitario, osservando le sfide che la sanità sarà chiamata ad affrontare nel breve e nel lungo periodo.
Dopo un anno di lavoro, nel febbraio 2026 il Comitato ha pubblicato il primo Rapporto Prospettico, condotto in collaborazione con IPSOS, per analizzare i rischi che oggi gli operatori sanitari si trovano ad affrontare e comprenderne le cause.
Il Comitato Scientifico Relyens è già al lavoro su un nuovo approfondimento, previsto per il 2027. In vista di questo nuovo progetto, abbiamo intervistato Paolo Silvano, ex dirigente di tre grandi gruppi ospedalieri privati francesi, membro del Consiglio di amministrazione dell’UEHP e Presidente del Comitato Scientifico Relyens.
Dott. Silvano, può parlarci del Comitato Scientifico?
È un gruppo di lavoro che, come abbiamo scritto nel nostro primo studio, ha una missione ambiziosa: studiare l’evoluzione del rischio in ambito sanitario. Il gruppo nasce da un’iniziativa di Relyens che, dopo un’esperienza centenaria al fianco delle strutture sanitarie, ha voluto dare vita a un Comitato indipendente in grado di analizzare le prospettive future della sanità. È un lavoro che nasce internamente, ma che vuole diventare approfondimento e archivio per l’intero settore.
Lei presiede il Comitato. Com’è strutturato al suo interno?
Il gruppo è composto da personalità di alto livello: David Bates, Professore presso il Dipartimento di Politica e Gestione Sanitaria e capo della Divisione di Medicina Generale del Brigham and Women’s Hospital; Niek Klazinga, Professore emerito presso l’Amsterdam UMC e consulente dell’OCSE; Marie Kratz, Professoressa presso la ESSEC Business School e Direttrice del CREAR; Alix Roumagnac, Presidente di Predict Services, realtà specializzata nella previsione e nella gestione di fenomeni meteorologici ad alto rischio. Da quest’anno si è aggiunta a noi anche Marta de las Casas, Chief People Officer del gruppo ospedaliero spagnolo Quirónsalud. Le nostre sessioni di lavoro sono molto impegnative, ma confrontarsi con professionalità ed esperienze così diverse ci permette di affrontare a 360 gradi l’analisi dei rischi sanitari e di elaborare risposte informate, con l’obiettivo ultimo di rafforzare la resilienza del settore. Inoltre, ai nostri lavori partecipa sempre Dominique Godet, Direttore generale di Relyens, e questo assicura la coerenza del lavoro del Comitato con le strategie del Gruppo.
Il primo studio è uscito all’inizio del 2026. Come è stato sviluppato?
Per il nostro primo studio, il Rapporto Prospettico 2026, non potevamo che scegliere come tema i “Rischi e opportunità per le strutture sanitarie in Europa”. Per ottenere un quadro ampio e approfondire il tema in modo tangibile, abbiamo scelto di intervistare oltre 1.000 quadri dirigenti e operatori di strutture sanitarie pubbliche e private dei quattro Paesi coinvolti (Francia, Italia, Spagna e Germania). La scelta di coinvolgere questi due pubblici non è stata casuale. Volevamo comprendere anche le differenze nella percezione del rischio tra chi dirige le organizzazioni e chi opera quotidianamente sul campo. Un confronto che, infatti, ha prodotto risultati interessanti e su cui vale la pena riflettere. Attraverso i questionari abbiamo chiesto ai partecipanti di posizionarsi su una scala di percezione dei diversi rischi e di indicarci quanto si sentissero preparati ad affrontarli.
Quali sono i dati più interessanti emersi dallo studio?
Lo studio ci ha permesso di raccogliere numerosi dati, ma tre grandi preoccupazioni emergono con particolare chiarezza: l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle malattie croniche, la carenza di personale sanitario e il conseguente rischio di burnout, e l’aumento dei costi sanitari. A questi si aggiunge la cybersecurity, che assume un peso crescente in un sistema sanitario sempre più dipendente dalle tecnologie digitali e dai dati.
E cosa possiamo dire rispetto all’Italia?
L’Italia presenta una particolarità. Oltre ai rischi già citati, il nostro Paese considera la gestione delle pandemie una preoccupazione particolarmente rilevante, più di quanto avvenga negli altri contesti. Questo può dipendere anche dal fatto che, nonostante l’Italia abbia vissuto in prima linea la pandemia di Covid-19, la sensazione è che non tutte le lezioni di quella esperienza siano state realmente apprese. La percezione cambia, invece, quando si parla di gestione dei flussi migratori: l’Italia si sente più preparata rispetto agli altri Paesi, probabilmente anche grazie alla maggiore esperienza maturata nel tempo nella gestione di questo fenomeno.
Inizialmente ha citato l’attenzione alle differenze tra le risposte dei dirigenti e quelle dei professionisti sanitari. Che cosa è emerso?
Il dato è molto interessante. Entrambe le categorie concordano nell’individuare tra i principali rischi la carenza di personale e l’aumento dei costi, ma emergono differenze su cui vale la pena riflettere. In particolare, sorprende che tra i dirigenti si sottolinei una forte preoccupazione per gli errori e la sicurezza dei pazienti, mentre questo rischio non assume lo stesso peso nelle risposte dei professionisti sanitari.
Questa distanza nella percezione è interessante proprio perché dirigenti e operatori osservano lo stesso sistema da prospettive differenti. Chi governa una struttura guarda anche alle conseguenze organizzative, economiche e di responsabilità associate a un evento avverso; chi opera sul campo vive invece quotidianamente altre criticità, a partire dalla disponibilità di personale e dalle condizioni nelle quali deve garantire le cure. Più che stabilire quale delle due percezioni sia corretta, il dato ci invita a metterle in relazione: comprendere come il rischio viene percepito ai diversi livelli dell’organizzazione è già parte del lavoro necessario per governarlo.
E proprio alla sicurezza dei pazienti il report dedica una sezione specifica
Sì. A livello europeo, le risposte si sono concentrate soprattutto sulla carenza di personale, perché una disponibilità insufficiente di professionisti può chiaramente generare criticità nella presa in carico del paziente.
L’Italia, in questo caso, presenta una scala di priorità leggermente diversa. Oltre alla questione delle pandemie, già citata, emerge una preoccupazione legata alla disinformazione. Le persone cercano e ricevono informazioni spesso frammentate e, nel nostro Paese, abbiamo visto bene durante il Covid come questo possa generare sfiducia nei confronti del sistema sanitario. Se i cittadini non si fidano dei professionisti che li curano, può crearsi un problema anche per la loro sicurezza. Da sottolineare inoltre che in Italia, a differenza degli altri Paesi, la cybersecurity non emerge tra le principali preoccupazioni legate alla sicurezza dei pazienti. Forse non abbiamo ancora acquisito piena consapevolezza della portata del problema: se i sistemi informatici di una struttura sanitaria diventano indisponibili, infatti, le conseguenze possono arrivare a coinvolgere direttamente la continuità delle cure e la sicurezza dei pazienti.
La cybersecurity sembra non essere l’unico tema ancora poco percepito: si parla poco anche delle conseguenze del cambiamento climatico.
È vero. Questa preoccupazione non compare nella principale classifica dei rischi. Eppure, questa estate ci ha mostrato quanto i cambiamenti climatici e le ondate di calore possano incidere sulla salute delle persone e, di conseguenza, sulle strutture sanitarie. Ed è proprio qui che si apre il tema del nostro prossimo studio.
Il prossimo approfondimento del Comitato, previsto per il 2027, sarà dedicato alle ondate di calore e alle conseguenze che possono generare sulla salute delle persone e sulla capacità dei sistemi assistenziali di garantire continuità e qualità delle cure. Guarderemo al presente ma, come suggerisce il nome stesso del Rapporto Prospettico, guarderemo soprattutto al futuro, arrivando fino alle previsioni per il 2050. L’obiettivo sarà comprendere come l’aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore possa modificare i bisogni sanitari e mettere sotto pressione le strutture, per individuare quali rischi dobbiamo iniziare a conoscere e anticipare oggi per rendere i sistemi sanitari più resilienti domani.
Puoi leggere il Rapporto Prospettico 2026 – “Rischi e opportunità per le strutture sanitarie in Europa” a questo link.



