
In organizzazioni che operano in contesti ad alta complessità, la qualità delle decisioni manageriali incide direttamente sulla capacità di gestire rischio, responsabilità e cambiamento.
Da questa consapevolezza nasce il percorso sviluppato da Relyens insieme a Simona Cuomo, Associate Professor of Practice of Leadership & Human Resources Management, Coordinatrice Osservatorio Diversity&Inclusion & Smart Working, PCC, International Coaching Federation, Professional Certified Counselor, AssoCounseling, Hogan certified, dedicato al rapporto tra inclusione, leadership e processi decisionali.
Un confronto che ha posto al centro un tema sempre più rilevante anche per il mondo del risk management: creare contesti organizzativi in cui le persone possano esprimersi apertamente, segnalare criticità, condividere informazioni e contribuire alle decisioni rappresenta oggi un fattore determinante per l’efficacia organizzativa.
Nei settori che operano nella gestione del rischio e della protezione, infatti, molte decisioni non dipendono esclusivamente dalle competenze tecniche, ma anche dalla capacità di far emergere prospettive differenti, cogliere segnali deboli e costruire processi decisionali più robusti.
Perché oggi l’inclusione riguarda anche la qualità delle decisioni
Negli ultimi anni il concetto di inclusione si è evoluto profondamente all’interno delle organizzazioni. Non riguarda più soltanto la rappresentanza o le politiche e pratiche della DE&I, ma il modo in cui le aziende prendono decisioni, valorizzano le persone e affrontano la complessità.
Secondo Simona Cuomo, le organizzazioni si confrontano oggi con trasformazioni demografiche, culturali e professionali che stanno modificando aspettative, linguaggi e modalità di lavoro. In questo scenario, il management inclusivo rappresenta una competenza fondamentale per costruire contesti capaci di integrare punti di vista differenti e affrontare il cambiamento in modo efficace.
“Quando parliamo di inclusione, non ci riferiamo soltanto a policy o iniziative di Diversity, Equity & Inclusion. L’inclusione si costruisce ogni giorno, nel modo in cui le persone vengono ascoltate, coinvolte e messe nelle condizioni di contribuire alle decisioni che riguardano il loro lavoro”.
Un aspetto che assume particolare rilevanza nelle organizzazioni che operano in settori ad alta responsabilità, dove la qualità delle relazioni interne può incidere direttamente sulla capacità di prevenire criticità e interpretare correttamente i segnali di rischio.
Inclusione e gestione del rischio: cosa succede quando manca il dialogo?
Uno dei temi centrali affrontati nel percorso con Relyens riguarda il legame tra inclusione e qualità dei processi decisionali.
Attraverso simulazioni ed esercitazioni pratiche, il lavoro svolto ha evidenziato come molte criticità organizzative non derivino dalla mancanza di competenze tecniche, bensì dalla difficoltà di creare contesti nei quali le persone si sentano realmente autorizzate a esprimere dubbi, segnalare problemi o portare prospettive differenti.
“Spesso le decisioni meno efficaci non dipendono dalla mancanza di competenze, ma dal fatto che alcune informazioni non vengono condivise, che i segnali deboli non vengono colti o che le persone non si sentono nelle condizioni di esprimere dubbi e obiezioni”.
È in questo contesto che assume importanza il concetto di sicurezza psicologica: la possibilità, all’interno di un team, di intervenire apertamente senza il timore di conseguenze negative.
In un settore come quello della gestione del rischio sanitario, questo elemento assume una valenza particolarmente strategica. La capacità di costruire relazioni trasparenti, favorire il confronto e facilitare l’emersione delle criticità diventa infatti centrale anche nel rapporto con le strutture sanitarie e con tutti gli attori coinvolti nella prevenzione e nella gestione del rischio.
Il ruolo dei manager nelle organizzazioni complesse
Secondo Cuomo, uno degli errori più diffusi è considerare l’inclusione un tema esclusivamente riconducibile ai temi HRo legati agli indicatori ESG.
In realtà, sono soprattutto i manager a influenzare il livello di inclusione presente in un’organizzazione, attraverso il modo in cui distribuiscono opportunità, gestiscono il confronto, valorizzano le competenze e guidano i processi decisionali.
“L’inclusione non si realizza attraverso dichiarazioni di principio, ma attraverso comportamenti concreti. Ogni manager, nelle scelte quotidiane che compie, può ampliare oppure restringere lo spazio di partecipazione delle persone”.
Buono a sapersi
Per questo motivo il management inclusivo viene oggi considerato una vera e propria competenza manageriale, particolarmente importante nei contesti complessi, dove la qualità delle decisioni dipende anche dalla capacità di integrare prospettive differenti e interpretare scenari articolati.
Il percorso sviluppato da Relyens sul management inclusivo
Nel confronto con Relyens, Simona Cuomo ha evidenziato una sensibilità già consolidata rispetto ai temi della responsabilità manageriale, della qualità delle relazioni organizzative e dell’attenzione alle persone.
Il percorso si è concentrato in particolare sulle dinamiche decisionali, sulla gestione di contesti complessi e sull’analisi dei comportamenti manageriali, con l’obiettivo di rafforzare consapevolezza e capacità di azione nelle situazioni caratterizzate da elevata complessità organizzativa.
“In Relyens ho trovato una forte attenzione alla qualità delle relazioni e alla responsabilità manageriale. Questo ha reso possibile un confronto aperto sulle dinamiche organizzative, sul processo decisionale e sul ruolo che l’inclusione può avere nella gestione della complessità”.
Buono a sapersi
In un settore che opera quotidianamente sui temi del rischio, della protezione e della responsabilità, il management inclusivo assume un valore che va oltre il solo contesto interno. Sviluppare modelli decisionali più aperti, strutturati e consapevoli significa infatti rafforzare la capacità di accompagnare clienti e organizzazioni sanitarie nella gestione della complessità e nella costruzione di una cultura del rischio sempre più matura.
Management inclusivo e performance: perché oggi non sono temi separati
Il tema dell’inclusione viene spesso percepito come distinto rispetto agli obiettivi di business. Eppure, secondo Cuomo, le organizzazioni più efficaci sono proprio quelle che riescono a creare contesti in cui le persone possano contribuire pienamente, partecipare alle decisioni e sentirsi riconosciute nel proprio ruolo.
Questo produce effetti concreti sulla collaborazione, sulla qualità delle informazioni che circolano, sulla capacità di innovazione e sulla resilienza organizzativa nel lungo periodo.
“Inclusione e performance non sono obiettivi contrapposti. Al contrario, le organizzazioni che riescono a valorizzare prospettive diverse e a favorire una partecipazione autentica prendono decisioni migliori e sono più preparate ad affrontare la complessità”.
È proprio in questa connessione tra persone, responsabilità e qualità delle decisioni che si inserisce il percorso realizzato da Relyens: un’iniziativa che considera l’inclusione non come un tema accessorio, ma come una leva strategica per affrontare la complessità organizzativa e contribuire a diffondere una cultura del rischio sempre più consapevole, partecipata e condivisa.



