
In occasione della Giornata internazionale dell’infermiere, diventa centrale una riflessione sul ruolo che questa professione ricopre oggi nella prevenzione e nella gestione del rischio sanitario.
Negli ultimi anni, il lavoro infermieristico ha assunto una centralità crescente all’interno delle organizzazioni sanitarie: non solo nell’assistenza al paziente ma anche nell’individuazione dei fattori di rischio, nella prevenzione degli eventi avversi e nel supporto ai processi organizzativi legati alla sicurezza delle cure.
Per approfondire questo tema abbiamo parlato con Paco D’Onofrio, Professore Associato all’Università di Bologna e Direttore del Master in Infermieristica legale, forense e delle assicurazioni, percorso sostenuto anche dal Gruppo Relyens e pensato per offrire ai professionisti competenze immediatamente applicabili sul campo.
Perché investire sulla formazione degli infermieri nella gestione del rischio
La figura dell’infermiere, e più in generale degli operatori sanitari, è oggi essenziale nei processi di gestione del rischio clinico.
Il rischio passa infatti dalla capacità di riconoscere in anticipo i fattori critici, intervenire in chiave preventiva e contribuire alla corretta gestione del sinistro. Per questo motivo, introdurre percorsi di specializzazione dedicati alla prevenzione e al risk management rappresenta oggi una scelta strategica per le strutture sanitarie. Come osserva D’Onofrio:
“La nostra scelta come Università è stata quella di puntare sulla figura infermieristica, che riteniamo essenziale, considerando che il rischio clinico è ormai uno dei temi centrali del dibattito sanitario e giuridico. Questo innanzitutto a beneficio dei pazienti, ma anche sotto il profilo economico e reputazionale delle organizzazioni”.
Il ruolo degli infermieri nella prevenzione del rischio clinico
Negli ultimi anni, anche il ruolo operativo degli infermieri all’interno delle strutture sanitarie è cambiato profondamente.
Se in passato la gestione del rischio era percepita come prevalentemente amministrativa o affidata ad altre figure professionali, oggi appare evidente che la prevenzione passa soprattutto da chi opera ogni giorno nei reparti ed è a diretto contatto con i pazienti. Come sottolinea D’Onofrio:
“Gli infermieri sono tra i professionisti che eseguono il maggior numero di prestazioni sanitarie e che trascorrono più tempo accanto alla persona assistita. Per questo rappresentano un osservatorio privilegiato sui rischi reali e sulle possibili soluzioni. Il rischio passa dall’esecuzione concreta della prestazione. Coinvolgere chi vive ogni giorno la corsia significa rendere la gestione del rischio più aderente alla realtà e quindi più efficace”.
Carenza di personale sanitario e nuovi bisogni organizzativi
Il tema si lega anche a due criticità ormai diffuse: la carenza di organico e il crescente carico di lavoro che coinvolge il personale sanitario. Stress, burnout e pressione organizzativa aumentano infatti la probabilità di errore e rendono ancora più urgente investire su competenze specialistiche e modelli di supporto.
“Puntare su personale specializzato significa investire sulla prevenzione. Una figura formata può contribuire a costruire protocolli più efficaci e orientare i colleghi nella pratica quotidiana”.
Buono a sapersi!
Valorizzare la professione infermieristica anche attraverso percorsi di crescita avanzata può colmare lo stress generato dalla carenza del personale e contribuire a rendere il settore più attrattivo per le nuove generazioni.
Il Master in Infermieristica legale, forense e delle assicurazioni
Il Master diretto da D’Onofrio è un percorso annuale che combina formazione teorica e attività pratica attraverso tirocini nelle strutture convenzionate. L’obiettivo è fornire ai professionisti strumenti giuridici, organizzativi e operativi utili a prevenire il verificarsi dei sinistri e a gestirli correttamente quando si presentano.
Lo stesso D’Onofrio lo delinea come un approccio fortemente orientato all’applicazione concreta delle competenze.
“Se dovessi descrivere il master con una sola parola, direi concretezza. Vogliamo che chi conclude il percorso sviluppi una reale capacità di gestione del rischio. Per questo il corpo docente integra competenze sanitarie (prevalentemente infermieristiche, ma non solo) e giuridiche, proprio per rispondere alla natura multidisciplinare del tema”.
Il contributo di Relyens alla formazione specialistica
Tra i soggetti che sostengono il Master c’è anche il Gruppo Relyens, impegnato nella promozione di percorsi formativi dedicati alla gestione del rischio in sanità.
La collaborazione tra università, professionisti e operatori del settore rappresenta un passaggio importante per trasformare la formazione in opportunità concreta di crescita professionale. E proprio questa interlocuzione permette la crescita di tutti i soggetti coinvolti, permettendo di realizzare occasioni di approfondimento. È il caso del convegno “Metodi, criteri e responsabilità nella gestione del rischio in sanità” realizzato proprio in collaborazione da Relyens con l’Università di Bologna.
Per Relyens, la formazione rappresenta uno degli elementi strategici fondamentali per costruire una gestione del rischio sanitario sempre più efficace e sostenibile. Investire nello sviluppo delle competenze dei professionisti sanitari significa infatti contribuire a diffondere una maggiore cultura del risk management fin dall’inizio del percorso formativo, favorendo modelli organizzativi più strutturati e orientati alla sicurezza delle cure.
In questo contesto, la collaborazione tra realtà specializzate, università e professionisti del settore assume un ruolo centrale: condividere competenze, strumenti ed esperienze permette di costruire percorsi virtuosi e rafforzare la capacità delle organizzazioni sanitarie di affrontare la complessità del rischio nel lungo periodo. È un impegno che Relyens porta avanti ogni giorno al fianco delle strutture sanitarie, promuovendo cultura del rischio, sviluppo delle competenze e collaborazione tra tutti gli attori coinvolti.
Conclude D’Onofrio:
“Questi percorsi hanno valore quando esistono interlocutori capaci di riconoscere quanto la specializzazione possa portare alle organizzazioni. È un circolo virtuoso da cui tutti possono trarre beneficio”.



