
Ogni anno, il 17 settembre, il World Patient Safety Day richiama l’attenzione sulla sicurezza del paziente e sulla necessità di ridurre i danni evitabili associati all’assistenza sanitaria. Per il 2026, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha scelto di dedicare la Giornata alle cure sicure per le malattie non trasmissibili, con il messaggio “Safe care for non communicable diseases” e lo slogan “Safe care for life!”.
Cosa sono le malattie non trasmissibili
Le malattie non trasmissibili, indicate anche con l’acronimo MNT, sono condizioni generalmente di lunga durata, determinate da una combinazione di fattori genetici, fisiologici, ambientali e comportamentali. Le principali categorie comprendono le malattie cardiovascolari, come infarto e ictus, i tumori, le malattie respiratorie croniche e il diabete.
Secondo i dati più recenti dell’OMS, nel 2021 le malattie croniche non trasmissibili hanno causato almeno 43 milioni di decessi, pari al 75% delle morti globali non riconducibili alla pandemia. La loro incidenza, tuttavia, non è l’unico elemento da considerare. A rendere queste patologie una sfida specifica per la sicurezza del paziente sono anche la durata e la complessità dei percorsi assistenziali: diagnosi, trattamenti, controlli e cambiamenti terapeutici possono susseguirsi per anni e coinvolgere professionisti, servizi e luoghi di cura differenti.
L’OMS ricorda che, a livello globale, un paziente su dieci subisce un danno durante l’assistenza sanitaria. Nel più ampio ambito della sicurezza delle cure rientrano anche i cosiddetti Never Events, eventi avversi di particolare gravità che, sulla base delle conoscenze e degli strumenti disponibili, non dovrebbero verificarsi durante l’assistenza perché prevedibili e, quindi, prevenibili. Per chi vive con una malattia cronica, la necessità di interagire ripetutamente con il sistema sanitario può aumentare nel tempo l’esposizione al rischio: ecco perché la sicurezza non può essere circoscritta alla singola prestazione ma deve accompagnare l’intero percorso di cura.
Per approfondire il tema abbiamo parlato con Anna Guerrieri, Risk Manager Director di Relyens in Italia.
Malattie non trasmissibili, una sfida per la salute e per la sostenibilità dei sistemi sanitari
La scelta dell’OMS di dedicare il World Patient Safety Day 2026 alle malattie non trasmissibili porta in primo piano una questione sanitaria, sociale ed economica che interessa una fascia molto ampia della popolazione mondiale.
“Le malattie non trasmissibili rappresentano un problema rilevante sia per le economie nazionali sia a livello globale. Interessano, infatti, una fascia molto ampia della popolazione e generano costi significativi. Il trattamento e la prevenzione di una parte importante di queste patologie, inoltre, passa attraverso l’adozione di comportamenti e stili di vita appropriati: per questo ritengo fondamentale richiamare l’attenzione sulla prevenzione anche per promuovere un cambiamento delle abitudini dannose”.
spiega Anna Guerrieri. Un cambiamento che non riguarda solo i singoli ma deve essere sostenuto anche dalle politiche sanitarie:
“Insistendo sulla prevenzione e promuovendo una maggiore consapevolezza nella popolazione, spingendo su come comportamenti più attenti possano tutelare la salute nel lungo periodo”.
prosegue la Risk Manager Director di Relyens in Italia. La prevenzione assume così un valore che va oltre la tutela della salute individuale.
“Uno stile di vita sano è uno strumento di sostenibilità sanitaria complessiva. Ridurre i costi legati alle condizioni prevenibili significa poter destinare maggiori risorse ad altre situazioni emergenziali e ad altri interventi importanti per l’organizzazione e per la sanità pubblica”.
La sicurezza del paziente cronico comincia sul territorio
Le malattie croniche non trasmissibili possono accompagnare una persona per molti anni o per tutta la vita. Per questo motivo, la sicurezza delle cure non riguarda soltanto la gestione di un singolo episodio, ma deve essere garantita lungo un percorso fatto di prevenzione, controlli, trattamenti e monitoraggio continuo.
In questo contesto, l’assistenza territoriale assume un ruolo centrale.
“Le persone con malattie croniche non trasmissibili devono essere seguite, e lo sono, attraverso le cure primarie e monitorate sul territorio dai medici di medicina generale e dai servizi dedicati all’assistenza primaria. L’accesso alle strutture ospedaliere dovrebbe perciò riguardare soprattutto le fasi acute o le situazioni più gravi, nelle quali diventa necessario prendere in carico la persona in ospedale”.
osserva Guerreri. Il lavoro da compiere si sviluppa quindi su due fronti strettamente collegati.
“Da una parte vi è il tema della presa in carico del paziente che già convive con una patologia cronica; dall’altra rimane l’importanza della prevenzione, che richiede una comunicazione efficace con la popolazione per promuovere stili di vita corretti, a partire dall’attività fisica e dall’alimentazione. La buona organizzazione delle cure territoriali è fondamentale proprio per evitare, per quanto possibile, che si arrivi alla situazione acuta”.
La continuità delle cure richiede quindi un’attenzione quotidiana: controlli regolari, aderenza alle indicazioni del medico e capacità di riconoscere tempestivamente eventuali cambiamenti. L’obiettivo è evitare che l’acutizzazione e il conseguente ricovero diventino il punto di arrivo di un percorso che avrebbe potuto essere seguito e governato prima sul territorio.
Organizzare la presa in carico per anticipare il rischio
In un percorso assistenziale lungo e articolato, i rischi cambiano in relazione alla patologia, alle condizioni della persona e all’organizzazione dei servizi.
“L’organizzazione sanitaria, sia ospedaliera sia territoriale, è fondamentale. Occorre definire processi chiari per la presa in carico di specifici profili di malattia. Questi processi sono per la maggioranza già presenti, ma la loro efficacia dipende dal livello di implementazione, dalla cura con cui sono stati costruiti e dal coinvolgimento di tutti gli attori”.
Professionisti sanitari, servizi territoriali, pazienti e, quando necessario, famiglie e caregiver devono poter agire all’interno di un sistema coordinato.
“È una realizzazione complessa, perché prevede la partecipazione di più soggetti e richiede il loro coordinamento. Non è possibile individuare a priori un solo momento critico: dipende dalla situazione, dalla patologia e dal modo in cui è organizzata la presa in carico”.
È proprio la presenza di più soggetti a rendere complessa la gestione del paziente cronico. Sicurezza significa allora garantire continuità informativa, chiarezza nelle responsabilità e collegamento tra i diversi attori, soprattutto quando la persona passa da un professionista o da un contesto assistenziale a un altro.
Anticipare il rischio vuol dire, prima di tutto, intervenire prima che la condizione richieda una risposta ospedaliera. La prevenzione delle malattie non trasmissibili comincia molto prima dell’eventuale fase acuta e comprende sia l’adozione di stili di vita più sani sia l’individuazione precoce dei fattori di rischio.
“Il tema è proprio quello di uno stile di vita attento che parte da lontano, prima ancora che la persona diventi un paziente con una malattia non trasmissibile. Le valutazioni sono sempre specifiche, soggettive e devono essere affidate al medico che segue la persona; ma prevenzione, controlli e monitoraggio possono contribuire a evitare l’insorgenza o il peggioramento di queste patologie”.
Per chi già convive con una condizione cronica, diventano quindi centrali il monitoraggio costante e una presa in carico territoriale adeguatamente organizzata.
Diffondere una cultura della prevenzione e della sicurezza
La prevenzione e il trattamento delle malattie croniche non trasmissibili richiedono competenze cliniche, politiche sanitarie e interventi definiti dalle istituzioni e dalle società scientifiche. In qualità di mutua assicuratrice, Relyens si concentra sulla diffusione di una cultura della prevenzione e della sicurezza e sull’accompagnamento delle organizzazioni sanitarie nei percorsi di miglioramento relativi a processi, comportamenti e buone pratiche già riconosciute. Sensibilizzare sul valore di una presa in carico continuativa significa promuovere un approccio nel quale la sicurezza non interviene soltanto in risposta a un evento, ma viene costruita e rafforzata nel tempo.
È questo il principio richiamato dal World Patient Safety Day 2026: quando una patologia accompagna una persona per anni o per tutta la vita, anche la sicurezza deve essere pensata lungo l’intero continuum assistenziale, dalla prevenzione alla diagnosi, fino al trattamento e alla gestione di lungo periodo.



